Energia e clima, cosa cambia
Dal 2028 il gas di casa pagherà anche la CO2: come prepararsi
Sommario: Con il nuovo sistema europeo delle emissioni arriva un costo in più per chi si riscalda a gas. UniCoGE ha portato le sue proposte al Ministero. Il presidente Randazzo: «Meglio saperlo oggi che scoprirlo in bolletta»
Dall’Europa arriva una novità per le bollette dei prossimi anni. Si chiama ETS2: è il sistema europeo che farà pagare le emissioni di anidride carbonica anche al gas usato in casa per riscaldamento, acqua calda e cucina, e ai carburanti. La partenza è prevista nel 2028: a metà ottobre il Consiglio europeo non ha deciso alcun rinvio, ma ha chiesto alla Commissione di rivalutarne impatto e salvaguardie.
Quanto costerà dipende dal prezzo delle quote di CO2, che si forma sul mercato. Il Piano sociale per il clima, con cui l’Italia chiede i fondi europei per la transizione, riporta le stime dell’ISPRA: per una famiglia riscaldata a gas in zona climatica E, quella dei Comuni serviti da UniCoGE, circa 116 euro l’anno nel 2028, IVA esclusa, con la CO2 fra 50 e 60 euro a tonnellata. Con un prezzo fra 60 e 70 euro a tonnellata, per una famiglia tipo di quei Comuni, che consuma circa 1.080 metri cubi l’anno, i calcoli della società portano a 130-150 euro l’anno, sempre IVA esclusa.
«È un costo europeo, non una scelta del venditore», spiega il presidente di UniCoGE Filippo Randazzo. «Per questo è meglio saperlo oggi che scoprirlo in bolletta. Chi dovrà cambiare la caldaia nei prossimi anni ha il tempo di fare la scelta giusta.»
Le strade per ridurre il conto sono poche. La prima è consumare meno gas, con un impianto ben regolato e un termostato moderno. La seconda arriva quando la caldaia va sostituita: valutare una pompa di calore o un sistema ibrido, usando il Conto Termico. Per una famiglia tipo, le simulazioni di UniCoGE indicano che con il Conto Termico e il costo della CO2 la pompa di calore conviene in circa tre scenari di prezzo su quattro, più spesso per chi consuma di più, e con un impianto fotovoltaico in tutti gli scenari simulati. Il conto va fatto caso per caso.
UniCoGE ha inviato al Ministero dell’Ambiente le proprie osservazioni sul Piano. Chiede, fra l’altro, che le famiglie vulnerabili che aumentano la potenza del contatore con il contributo previsto dal Piano, per passare alla pompa di calore, non perdano per questo, almeno per un periodo, il nuovo Bonus Energia Plus; che quel contributo possa essere scontato direttamente in fattura, anche tramite il venditore e senza vantaggi commerciali per quest’ultimo, così da non anticipare la spesa; e che accanto agli sportelli provinciali contro la povertà energetica ci siano punti di assistenza nei Comuni. «Dove i Comuni sono tanti e piccoli, una società pubblica con gli sportelli sul territorio può aiutare le famiglie a ottenere gli aiuti», osserva Randazzo.
C’è poi la strada più lunga, che riguarda tutta la comunità: produrre sul territorio una parte dell’energia che si consuma. UniCoGE lavora con Comuni, parrocchie e associazioni alla nascita di comunità energetiche rinnovabili, che mettono in rete gli impianti fotovoltaici e restituiscono ai partecipanti gli incentivi sull’energia condivisa. «Ogni chilowattora prodotto qui è un chilowattora che dipende meno dai mercati internazionali», dice il presidente.
Intanto, agli sportelli UniCoGE dei sei Comuni soci si può portare la bolletta e farsi spiegare quanto si consuma e quanto si paga oggi. Numero verde 800 66 33 85.